Benefici del [ caffè ] sulla salute dell’uomo

Dopo tanti anni di studi e ricerche sarebbe stato dimostrato che l’amata bevanda, non solo non faccia male, ma andrebbe addirittura ad aumentare l’aspettativa di vita

Dopo anni e anni di studi e ricerche, esperimenti fatti sul caffè per capire se l’amatissima bevanda sia dannosa o benefica, finalmente sembra si sia raggiunto un verdetto definitivo riguardo la questione: esito positivo, il caffè è promosso.

Per il Bel Paese e i suoi abitanti il caffè è insostituibile, un vero e proprio rito propiziatorio per iniziare bene la giornata, assolutamente irrinunciabile. A tirare le somme del caso sono stati gli scienziati che hanno partecipato al convegno su caffè e salute organizzato dall’Italian Coffee Association (Ica) .

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Alla riunione, quindi, sarebbe stato stabilito che gli amanti dell’espresso possono stare tranquilli, perché non solo il caffè non creerebbe danni, ma possiede anzi un effetto antiossidante e può anche prevenire malattie, come diabete o cirrosi epatica,  e addirittura aumentare l’aspettativa di vita.

Ovviamente tali affermazioni vanno prese con le pinze, ovvero bisogna sempre ricordare che, come dice l’antico detto: «è la dose che fa il veleno». Perciò il quantitativo di caffeina deve essere comunque moderato. La dose consigliata si aggira infatti intorno ai 300 mg, 4-5 tazzine di espresso, 3-4 di tazzine preparate con la moka o 2,5 tazze di caffè americano.

Gli studi che hanno portato a queste affermazioni sono stati condotti su individui clinicamente sani. Altre importanti personalità nel campo della ricerca, dichiarano che il così detto “oro nero” aiuterebbe ad evitare l’insorgere di alcuni tipi di tumore, come quello del colon-retto, del fegato e dell’endometrio; la riduzione di malattie cardiovascolari; malattie gastrointestinali o epatiche.

Quindi, almeno fino al prossimo studio, possiamo tranquillamente permetterci di ordinare un’altra tazzina di caffè.

Matteo&Diego

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Matteo&Diego

 

La storia del caffè

La storia del caffè può essere tracciata anche facendo riferimento all’origine della parola; caffè infatti deriva dal termine “Kaffa”, città dell’Etiopia dove si crede sia originaria la pianta. Questa cresceva spontaneamente a 1000/1300 metri di altitudine.

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E’ nei paesi Arabi Islamici che sorgono i primi locali pubblici dedicati al consumo del caffè.
In alcuni documenti arabi risalenti al 900-1000 d.C. l’uso di questa bevanda è prettamente curativo. Nonostante la gelosia del popolo arabo, il caffè si diffuse ampiamente in quasi tutto l’Oriente. Nel 1500 la bevanda registra sempre maggiore fortuna, nascono così le prime caffetterie, luoghi pubblici di riunione e di degustazione, prima alla Mecca e poi a Costantinopoli.

In queste regioni dove la religione Musulmana vietava l’uso di alcool, in quanto considerato contrario agli insegnamenti del Corano, la diffusione del caffè fu notevole. Infatti, contrariamente al consumo di bevande alcoliche, proibito come ogni sostanza capace di inebriare o intontire, il caffè era considerato un eccellente stimolante delle facoltà intellettive e di doti come il coraggio, nemico del sonno e buon afrodisiaco.
Non per niente in Europa la bevanda verrà poi scherzosamente definita come “vino degli Arabi”.

Con il cambiamento dei valori culturali conseguenti all’affermarsi dell’Umanesimo e del Rinascimento, e duecento anni dopo dell’Illuminismo, il consumo di alcolici subì un ingente calo.
I momenti di piacere e di svago, prima ricercati anche attraverso di essi, vennero in parte sostituiti da altri elementi. Il più importante di questi fu proprio il caffè.
Il “ponte” per il consumo del caffè tra Oriente e Occidente furono i Turchi Ottomani. Accaniti bevitori, lo prendevano in ogni occasione del giorno proprio perchè era considerata una bevanda conviviale che presiedeva all’amicizia, agli incontri e alle occasioni di socializzazione.
Intorno al 1600, anni di intensi traffici e commerci da parte dei viaggiatori europei con il nuovo mondo e con l’Oriente, il caffè fa la sua comparsa nei paesi europei, prima tra tutte l’Inghilterra.

Nel 1683, quando furono costretti a interrompere l’assedio di Vienna, i Turchi abbandonarono alcuni sacchi di caffè sotto le mura della città. Da questi ebbe origine la passione dei viennesi per questa bevanda.
Il primo caffè dell’Impero Asburgico, il Zur Blauen Flasche, venne aperto in quello stesso anno.
Si deve ai Veneziani e al loro senso degli affari, l’introduzione del caffè come consumo voluttuario nel costume europeo dell’epoca. Nel 1645, infatti, apre in piazza San Marco la prima ‘bottega del caffè’ ufficiale.
Il successo è tale, che un secolo dopo il governo veneziano è costretto a sospendere la concessione di licenze poiché in città le botteghe di quel genere erano diventate oltre duecento. “Una volta correva l’acquavite, adesso è in voga il caffè”, osserva Ridolfo ne “La bottega del caffè” (1750), commedia di Carlo Goldoni ambientata in una delle tipiche mescite veneziane.

Le caffetterie inizialmente vennero guardate con sospetto, soprattutto dai produttori di alcool, sia in Europa così come in Oriente, ma ben presto sia i sovrani che gli Stati capirono che questa sostanza poteva essere fonte di ricchezza. Tant’è che Luigi XIV, grazie alle tasse sul caffè, riuscì a finanziare alcune imprese militari. I cittadini, tuttavia, protestarono contro le tasse inique e, nel 1732, proprio ispirandosi a queste proteste popolari , J.S. Bach scrisse la “Cantata del Caffè”: il successo del caffè era ormai diventato universale.

L’avvento dei caffè in Italia non fu privo di reazioni contrarie. In un primo tempo fu osteggiato dalla Chiesa che tentò di proibirlo, perché considerato luogo elemento di perdizione. Ma Papa Clemente VII, prima di emettere la condanna volle assaggiare ‘la bevanda del diavolo’. Ne fu tanto compiaciuto da impartirle subito una benedizione, ribattezzandola ‘bevanda cristiana’.

Tra le più importanti caffetterie italiane ricordiamo nel 1720, a Venezia la nascita del celebre Caffè Florian, seguito nel 1723 dal Caffè Aurora. Nel 1760 nasce a Roma il Caffè Greco, mentre a Firenze sorge nel 1733 il Caffè Grilli. Da un censimento del 1763 risulta che nella sola Venezia si contavano ben 218 caffetterie. Questi locali diventarono ben presto i punti di riferimento per la cultura e l’arte dei lumi. Al Caffè Florian di Venezia si incontravano a discutere personaggi del calibro di Byron, Rousseau e Silvio Pellico, mentre al Procope di Parigi passavano d’Alembert e Voltaire, che secondo una leggenda si diceva che bevesse 50 caffè al giorno! E infine è doveroso ricordare che nel 1764, a Milano, l’illuminista Pietro Verri fonda la celebre rivista “Il caffè “,proprio con l’intento di “risvegliare” la cultura italiana.

A partire dalla seconda metà del Seicento e per tutto il secolo successivo, il caffè conquista lentamente, ma inesorabilmente, tutte le più importanti città europee. Entra nelle corti reali, nei salotti esclusivi, nelle case borghesi, nelle abitudini di intellettuali, di artisti, di larga parte dei cittadini, rivoluzionandone gusti e consumi.
D’altronde il lume della ragione richiede di essere svegli e preparati al dibattito ed il caffè, contrariamente al vino che infervora ma offusca il ricordo, è adatto ad animare discussioni lucide e acute e a tenere desta la mente.

Tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800 la coltivazione del caffè venne diffusa anche nel Nuovo Continente, tant’è che oggi, il fabbisogno europeo è quasi interamente coperto dalle produzioni provenienti dall’America Centrale e dal Brasile.

Se il chicco di caffè è indissolubilmente legato alle scoperte geografiche e alle rotte commerciali dalla fine del Medioevo all’inizio del Settecento, il luogo fisico del suo consumo, lo spazio pubblico del rito, il caffè e poi il bar, è figlio dell’Età Moderna e dell’avvento di una nuova classe: la borghesia.
I caffè diventano punti di riferimento, di cultura, di ritrovo, di piacere, di discussione, di gioco, di celebrazione di un rito.
Diventano, quindi, specchi fedeli della società e delle civiltà occidentali.

Attraverso i caffè è possibile vedere come le diverse classi sociali e i differenti stili di vita abbiano lasciato nel tempo il loro segno nelle città.
Jean Dethier scrive, infatti: “L’evoluzione tipologica del Caffè negli ultimi tre secoli, corrisponde strettamente alle mutazioni sociali dell’era moderna”.

Nella cultura italiana, perlomeno dal Novecento in poi, il caffè non si associa a un particolare strato sociale o stile di vita: donne, uomini, giovani, anziani, lavoratori, ricchi, settentrionali, meridionali, tutti bevono caffè. È un prodotto decisamente universale.

Questo perché in tutte le culture, il caffè ha un ottimo rapporto con il lavoro e lo studio.
Si può prendere in poco tempo o mentre si lavora, si presta ad accompagnare un incontro casuale durante la giornata, scandisce le pause di congressi e lezioni.
Rappresenta, insomma, una sorta di punteggiatura della giornata: inaugura il mattino, chiude i pasti, riempie le pause, segna gli incontri tra persone.

Matteo&Diego